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Negli ultimi anni il Governo ha adottato una serie di misure volte a favorire l’attività di ricerca e sviluppo e, in generale, l’innovazione tecnologica adottando il cosiddetto approccio “picking the winners”; queste misure tendono a sostenere e a rafforzare le imprese vincenti, proiettate nei mercati internazionali e impegnate in articolate strategie di innovazione tecnologica e di internazionalizzazione. Ciò nella consapevolezza che le imprese innovative abbiano una ”marcia in più” rispetto a quelle non innovative (come evidenziato in molti studi e ricerche) riguardo soprattutto alle principali variabili aziendali (fatturato, occupazione, investimenti). Il sostegno mirato a tale gruppo di imprese di successo può rappresentare, quindi, un ulteriore stimolo alla crescita economica.
La ricerca si pone la finalità di indagare su questa tipologia di imprese, di evidenziarne i principali fattori di forza e di debolezza e, di conseguenza, suggerire alcuni interventi di policy.

Sintesi dei principali risultati
L’Indagine è stata svolta nel maggio del 2015 dal Ministero dello Sviluppo Economico, in una fase congiunturale che ha sancito l’«uscita» ufficiale dalla recessione e all’interno di un intenso
processo di ristrutturazione in atto da 10-15 anni che ha «visto» aumentare il gap tra le imprese vincenti (proiettate nei mercati internazionali e impegnate in articolate strategie di innovazione) e quelle perdenti arroccate sui mercati locali e, quindi, costrette a subire i contraccolpi della domanda interna stagnante.
L’Indagine si è rivolta alla prima tipologia di imprese nella consapevolezza che essa abbia una «marcia in più» rispetto a quelle meno virtuose; a questo nucleo di imprese, del resto, sembra
avere prestato molta «attenzione» il Governo negli ultimi anni (approccio «picking the winners»).
Dall’Indagine sono emersi, sotto il profilo congiunturale, segnali di recupero di gran parte delle PMI eccellenti che si distinguono inoltre per avere adottato, anche in risposta alla grave crisi finanziaria del 2008 ma non solo, articolate strategie di innovazione e di internazionalizzazione.
In particolar modo, rilevante è stato l’impegno della maggioranza del campione intervistato sul fronte degli investimenti, prevalentemente di carattere innovativo: questo dato è particolarmente rilevante perché emerge dopo diversi anni di “sciopero degli investimenti”. E’ pari a poco più dell’80% la quota di imprese che ha indicato di avere realizzato investimenti nel 2014 e di avere intenzione di realizzarli nel corso del 2015. Inoltre, il 96,7% e il 95,4% del campione indicano, rispettivamente per il 2014 e per il 2015, di avere sostenuto o di volere sostenere investimenti innovativi (di prodotto, di processo e di carattere organizzativo).
Gli investimenti risultano finanziati prevalentemente attraverso autofinanziamento (secondo il 65,5% del campione) e un elevato indebitamento – soprattutto di medio/lungo periodo – con il
sistema bancario; modestissimo, invece (quasi nullo, pari allo 0,2%), appare il ricorso agli strumenti di finanza innovativa (ad esempio, mini bond) e modesto l’utilizzo di agevolazioni
pubbliche (7,8%).
Nel contempo, un’elevata quota di imprese (56,3%) segnala di avere svolto attività all’estero nel triennio 2012-2014 mentre è pari al 34,8% è la quota percentuale di fatturato esportato con una punta del 43,5% nella manifattura.